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Giornalismo o ignoranza? A Voi il giudizio

Sul settimanale Sette de Il Corriere della Sera è apparso il seguente articolo di Francesco Merlo.

Due persone hanno sentito la necessità di rispondere. Ospiteremo in questa pagina altre opinioni.

 

L'articolo

FRATELLI D'ITALIA

di Francesco Merlo

Figli handicappati e medicina

È giusto risarcire il danno di nascere?

Com'è possibile che, nell'epoca della scienza, della tecnologia, della diagnostica, dell'aborto terapeutico, dell'approccio laico alla medicina, possano ancora nascere bambini handicappati, mongoloidi, o affetti da malformazioni congenite, da malattie cromosomiche?

E la mamma di una mongoloide ha il diritto di accusare i singoli medici, la Sanità pubblica, lo Stato, e pretendere un risarcimento giudiziario e dunque anche economico che sia adeguato all'infelicità del proprio bimbo?

Ebbene, con tre sentenze in un anno, tre civilissime e tuttavia malinconiche sentenze - che hanno appassionato e diviso la Francia, la Corte di Cassazione francese in seduta plenaria (fatto molto raro in Francia) ha stabilito che in caso di errore diagnostico durante la gravidanza, "il danno d'essere nato" debba essere risarcito al cento per cento. E dunque non solo ha confermato due sentenze di condanna dei giudici delle città di Riom e di Rennes che avevano concesso alla mamma del piccolo Yvan e del piccolo Lionel un risarcimento a titolo di «danno morale», ma ha più che raddoppiato le cifre delle indennità: «Si è trattato», spiega l'avvocato delle famiglie, «di un errore diagnostico e c'è un legame di causalità tra l'errore e il danno subito dal bimbo. È dunque logico che la riparazione sia totale, perché è questa la giustizia».

Già lo scorso anno un caso analogo, quello del piccolo mongoloide Nicolas Perruche, era stato giudicato nello stesso modo.

Molte polemiche, sul piano scientifico ed economico, sono state le reazioni dei medici.

Il dottor Roger Bessis, presidente del collegio di Francia d'Ecografia fetale, ha giudicato «irricevibili» queste sentenze, e ha previsto che i processi e le condanne si moltiplicheranno. Ecco cosa ha dichiarato al Figaro:

«La Corte di Cassazione incoraggia la cattiva medicina. I medici, infatti, per proteggersi dai rischi giudiziari, proporranno sempre più interruzioni di gravidanza, anche per futili motivi. E la professione va verso la cessazione delle attività. Già la metà dei radiologi hanno smesso di praticare l'ecografia in ostetricia. Troppo pericoloso. Presto nessuno vorrà rischiare».

Ovviamente dure sono le reazioni, sul piano etico e religioso, delle associazioni cattoliche, mentre tra i genitori di bambini handicappati si va dalla soddisfazione alla dolente problematicità sino ai giudizi nettamente contrari. Grande soddisfazione invece negli ambienti più laici, tra le forze liberali e nella sinistra.

Sino a ieri l'ecografia veniva presentata come una straordinaria tecnica di indagine diagnostica di facile esecuzione, che non richiede né iniezioni di sostanze radio-opache né manipolazioni sul paziente. Una semplice ecografia dell'addome di una donna incinta consente per esempio di distinguere quella parte del feto che diventerà la testa o la colonna vertebrale, di ascoltare il battito di quel che sarà il cuore, e a circa venti settimane permette di sapere quale sarà il sesso. E sempre ci hanno spiegato che un'ecografia permette di individuare le eventuali, malaugurate malformazioni, e che eseguendo, quando è necessario, indagini appena un poco più complesse si arriva poi, abbastanza facilmente, alla diagnosi di malattie congenite e di aberrazioni cromosomiche, soprattutto della famosa trisomia 21, vale a dire il mongolismo. È ovvio dunque che in questi sfortunati casi la madre, ragionando con il padre e con il medico, abbia il diritto-dovere di abortire, di evitare cioè che nasca un bimbo gravemente handicappato nel corpo e nella mente, abbia il diritto-dovere di non portare a compimento una gravidanza che alla fine le darebbe un figlio con un'età mentale che non supererebbe mai i sette anni, e con una lunga serie di gravi anomalie somatiche. Basta una semplice indagine e un conseguente, civilissimo aborto per impedire la formazione, lo sviluppo e la nascita di un individuo destinato alla infelicità.

Ed eccoci arrivati al dunque. Se tutto questo è vero, se la diagnostica è quella scienza che ci dicono, se non è ciarlataneria mascherata, allora è sicuramente giusto, benché la materia rimanga delicata, che venga sanzionato e punito il medico, l'ospedale, lo Stato che, in sede diagnostica, non si è accorto della malformazione di un feto e dunque non ha avvisato la futura madre e non l'ha messa nella condizione di evitare la nascita di un handicappato.

(Non di «quel» bimbo handicappato che poi è nato e che la madre ovviamente ama e protegge per com'è, e alla vita del quale non rinuncerebbe per niente al mondo, e con nessun altro bambino più sano cambierebbe). Qui non è in gioco l'amore per il bimbo, comunque egli si sia sviluppato, ma il diritto di potere scegliere, in maniera lucida, tenendo conto di tutto, anche delle proprie, eventuali convinzioni religiose, se far nascere un bimbo che sarà certamente handicappato o se intervenire, con un innocuo e civilissimo aborto, molto prima che il feto sia diventato un soggetto umano da amare e da difendere, quando il figlio è ancora solo un progetto. Proprio come progetto di umanità il feto va difeso dalle degenerazioni e dalle malattie, va difeso con l'amore che si deve portare non a una vita umana ma a un progetto di vita umana. Va dolorosamente difeso anche con l'aborto, e con un nuovo consapevole concepimento.

Le repliche

Alla cortese attenzione del Direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli (copia del fax inviato a Francesco Merlo)

Livorno 15/12/01

Gentilissimo Signor Merlo, mi presento subito, mi chiamo David Tornar abito a Livorno con la mia famiglia e sono un "mongoloide" come lei in tono assai rozzo definisce quelli che come me sono affetti da trisomia 21.

Con ritardo la mia famiglia ha letto l'articolo che lei ha scritto per "Sette" dal titolo "Figli handicappati e medicina"

Certo il tema da lei trattato è drammaticamente e dolorosamente sentito dalle famiglie e dalla società che si trovano a confronto su scelte etiche delle quali si potrebbe discutere per anni sostenendo ognuno di noi posizioni che sono frutto dell'educazione, della moralità, della religiosità del singolo.

Si tranquillizzi la mia non sarà una lettera di protesta per avermi definito "un individuo destinato all'infelicità".Sarà perché io non mi sento né più felice né più infelice di tanti miei coetanei che non hanno il mio cromosoma in più e quindi sono partiti senza il mio handicap. Ma vede com'è pazzo questo mondo? non riesco a dimenticare quei due ragazzi di Novi Ligure che hanno ucciso la mamma ed il fratellino ed avevano tutto per essere "felici" e far parte di quel gruppo di ragazzi che lei mette tra coloro che erano degni di nascere al contrario di noi Mongoloidi.

Eppure nonostante abbiano commesso un crimine tanto orribile trovano nella società più difensori che accusatori, magari fosse così anche per noi che pure non abbiamo mai fatto del male a nessuno in quanto la violenza non fa parte nostro patrimonio genetico.

Certo alcune cose che lei dice di noi sono pure vere, il nostro cuore resta bambino, la nostra mente invece, mi creda, cresce e ci permette in molti casi di poter avere una nostra vita autonoma con tanto di lavoro e amore e pensi, oddio non vorrei inorridirla che a qualcuno di noi è venuta perfino l'idea di sposarci con un'altra persona Down (le dispiacerebbe chiamarci così ?) e magari avere bambini.

Sa le vorrei confessare che anch'io ho una fidanzatina e quando la vedo il mio cuore batte forte e mi sento arrossire, succede anche a quelli senza trisomia vero?

Sto facendo grandi sforzi per potermi ricavare un mio spazio in questa società e spero di poter un giorno arrivare ad avere un lavoro e non essere di peso a nessuno, ma questo è un desiderio che non ha niente a vedere con i cromosomi!

Una cosa però gliela devo proprio dire, lei non ci ha fatto una bella pubblicità, il suo articolo sarà stato letto da chissà quante persone che adesso penseranno di noi cose che i nostri Genitori e la nostra Associazione hanno combattuto con tanta fatica in questi anni.

È difficile guarire da certi pregiudizi ma forse se lei ci conoscesse meglio e magari cominciasse a chiamarci per nome, invece di usare quel termine che odio e che è privo di senso logico, potrebbe cominciare a pensare che anche noi siamo degni di stare in questo mondo, imperfetti tra imperfetti e potrebbe capire che la nostra nascita ha significato per i nostri genitori certo anche dolore per come la società e la scienza ci hanno descritto per anni, ma per la grande maggioranza adesso siamo motivo d'orgoglio e di crescita umana.

Adesso la lascio, e forse lei si starà chiedendo se questa lettera l'ho veramente scritta io oppure se è stato uno dei miei Genitori, la prego non si dia risposte affrettate come ha fatto in alcune parti del suo articolo, e a proposito: non esiste l'aborto "innocuo" lo chieda alle donne!

Cordiali saluti

Davide Tornar


Giornalisti arroganti e pregiudizio.

(risposta all'articolo apparso sul settimanale Sette del Corriere della Sera)

Leggere l'articolo del Sig. Merlo sull'ultimo numero di Sette, mi ha dato una tristezza infinita ma non a causa delle incredibili parole che egli ha utilizzato per descrivere le persone nate con la trisomia 21; noi genitori ed anche i nostri ragazzi che, fortunatamente, superano spesso "l'intelligenza di un bambino di sette anni", siamo abituati a gestire le "idiozie" degli altri.

La tristezza nasce dalla constatazione che in un mondo in cui ci si sforza di sostituire vecchie parole, che, ormai, hanno assunto un che di offensivo (vedi spazzino, sordo ecc.) con altre connotate meno negativamente, ci sia ancora chi, come il Sig. Merlo, si compiaccia di usare un termine che, come ognuno sa, viene usato ormai solo e soltanto per offendere (usa il termine mongoloide ben quattro volte in solo due colonne).

Ed è ancora più stupefacente il fatto che ad usare così male le parole sia proprio uno che per mestiere fa il giornalista, cioè lavora con le parole. Avrebbe potuto riflettere e documentarsi prima per non svilire il suo ruolo e la sua persona, avrebbe, forse, così evitati di infilare, uno dopo l'altro, tanti luoghi comuni riguardo alle persone con Sindrome di Down.

Io credo, che in Sig. Merlo (ma questa è solo un'opinione, mentre egli ha, come ho letto, tante certezze) non abbia mai conosciuto neanche una persona con la trisomia 21, altrimenti almeno una cosa se la sarebbe risparmiata: "individuo destinato all'infelicità".

Ma chi gliel'ha detto?

Certamente per noi e per i nostri figli la vita è più difficile che per altri.

A loro costa tanta fatica imparare cose che gli altri non sanno neanche come hanno fatto ad imparare (molti, perciò, poi finiscono per diventare arroganti come il giornalista in questione). Ma mai, nemmeno nei giorni più neri, mi ha mai sfiorato il pensiero che mia figlia fosse un'infelice, che, a saperlo prima, avrei potuto avere il "diritto-dovere" di eliminarla in tempo.

Giorgia è, al contrario, la persona più felice che io conosca e ci dona, ogni giorno, in silenzio, il segreto privilegio della sua nascita, sconosciuto ai più, inaccessibile, per sempre, ad individui come il Sig. Merlo, essi sì "destinati all'infelicità".

Angelamaria Frunzio, madre di una ragazza Down, socia della Associazione A.I.P.D. di Taranto

Lettera su Famiglia Cristiana


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